Chianti

Una pausa nel Chianti (shire)

Capita di essere stanchi. E io ero stanca. Talmente stanca da desiderare con tutte le mie forze  di allontanarmi da tutto e tutti. Dopo un periodo di grandi cambiamenti, e importanti prove da superare, che mi avevano fatto sentire sopraffatta, sognavo di ritirarmi per un po’ in un’oasi di pace. Chiudevo gli occhi e immaginavo campi di girasoli, file di cipressi, dolci colline, vigneti e poderi in pietra…. praticamente sognavo la Toscana, così come appare nelle famose cartoline.

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Ma non una zona qualunque della Toscana! Sognavo di ritirarmi, come gli inglesi e gli americani, in quella zona meravigliosa racchiusa tra Firenze e Siena: il Chianti, soprannominato Chiantishire da quando si è rifugiato  qui  un gran numero di cittadini di lingua inglese.

Il ‘Chiantishire’ incarna perfettamente l’immagine della Toscana, e in effetti dell’Italia stessa: cittadine incantevoli dove il tempo sembra essersi fermato,  campagna mozzafiato con panorami unici al mondo, arte e cultura, cibo superbo e vino da degustare passando da una cantina all’altra!

Senza pensarci troppo su, ho trovato il posto perfetto per me e in due minuti (giuro due!) ho preparato una borsa leggera, il  tappetino da yoga, e sono partita per il mio meritato relax!

Chianti
La vista su Monteriggioni da Borgo de’ Brandi

Borgo de Brandi, completamente immerso nella campagna di fronte a Monteriggioni, è stato la mia casa per qualche giorno. Un soggiorno perfetto, all’insegna del relax, tra il profumo degli ulivi e delle torte fatte in casa!

Chiantishire

E’ stato rigenerante trascorrere delle ore tranquille in piscina, circondata da piante di lavanda con le colline senesi a fare da sfondo. Ho passeggiato e pedalato lungo la Via Francigena, che passa proprio qui, e che per secoli è stata percorsa da viandanti, soldati e pellegrini da tutta Europa verso Roma. Cercavo relax e tranquillità, ho trovato un nido accogliente e pacifico.

Chianti

Lontana dalla frenesia di tutti i giorni, ho riscoperto la lentezza del vivere senza orari o scadenze da rispettare, e finalmente ho potuto dedicarmi del tempo prezioso. Perchè no, non è affatto facile trovare del tempo per coccolarsi un po’!

Una volta ricaricata di tutta l’energia necessaria, sono andata alla scoperta dei dintorni. Non sapendo decidermi su cosa visitare, mi sono lasciata guidare dall’istinto, senza scegliere un posto piuttosto che un altro (chè mi sembrava di fare un torto a questi luoghi, escludendoli a priori).

Chianti

La regione del Chianti offre una quantità sorprendente di itinerari da seguire! Ci sono infatti percorsi enogastronomici, tra pietanze tipiche e degustazioni di vini (il Chianti è anche un famoso vino italiano, dal sapore e gusto unico!), così come percorsi artistici e culturali che si snodano tra borghi e città d’arte.

Monteriggioni

La prima tappa del mio tour è stata ovviamente Monteriggioni, chiusa all’interno delle sue mura secolari. E’ un piccolo borgo medievale, citato perfino da Dante Alighieri nella “Divina Commedia”, per la spettacolarità della sua cinta muraria lunga 560 metri, che comprende 14 torri a pianta rettangolare.

L’aspetto che Monteriggioni ha oggi è essenzialmente quello che aveva nel medioevo, visto che ha subito pochissime modifiche.

Chianti

Dopo aver esplorato le mura e la piccola chiesa di Santa Maria, del XIII secolo, nella bella piazza centrale, piazza Roma,  sono rimasta per un po’  a bere un aperitivo e a godermi il calore del sole.

Ogni anno a Luglio qui si svolge una festa speciale: una rievocazione medievale, con duelli tra cavalieri, spettacoli musicali, cantastorie…. tutti in costume, per tornare indietro nella storia. La cosa incredibile è che si possono addirittura cambiare gli euro in monete medievali, con cui fare shopping nelle botteghe dentro le mura!

Chianti

San Gimignano

Sempre senza programmi precisi, ho lasciato che la strada che si snoda in mezzo alla campagna senese mi portasse fino a San Gimignano, nota come la città delle torri.

Chianti

In origine le torri presenti in città erano ben 72, edificate tra il XII e il XIV secolo dalle famiglie più ricche, nel tentativo di superarsi in prestigio e importanza, una sorta di “la mia torre è più grande della tua”. Oggi ne restano 13, che definiscono il profilo di San Gimignano in modo inconfondibile e ne fanno una tra le città più visitate della Toscana.

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San Gimignano si gira tutta a piedi, l’auto va lasciata nei numerosi (e tutti vicinissimi) parcheggi che circondano la città. Le strade sono quelle tipiche delle cittadine medievali toscane, con salite e discese che seguono il terreno collinare.

Tra negozi di artigianato tipico locale, souvenir, prodotti gastronomici, enoteche, caffè e ristorantini ho girovagato senza una meta precisa, godendomi la perfetta architettura medievale che ha reso il centro storico di San Gimignano patrimonio UNESCO.

Il centro di San Gimignano è Piazza del Duomo, sulla quale si affacciano  il Duomo, il Palazzo del Podestà, la Loggia del Comune, le torri dei Salvucci, torre Chigi e torre Grossa. Qui si riversano tutti i turisti, che sono davvero tantissimi (anche troppi, a dir la verità) nelle ore centrali della giornata.

Ma l’architettura medievale non  è l’unico pregio di San Gimignano: nel Duomo e  nella chiesa di Sant’Agostino si possono ammirare affreschi di Benozzo Gozzoli, del Ghirlandaio e del Pollaiolo, e un bel pavimento in maiolica di Andrea della Robbia. 

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Dopo aver gironzolato in mezzo a centinaia di turisti attirati come me dalla bellezza di questi luoghi, sotto un sole decisamente caldo, mi sono concessa la merenda perfetta: un bel gelato nella gelateria Dondoli, in Piazza della Cisterna. La fila era impegnativa, perchè qui si produce un gelato noto in tutto il mondo, che ha ricevuto riconoscimenti e premi ovunque, ma vi assicuro che ogni  minuto di attesa è stato ben ripagato! Segnatevi l’indirizzo, mi raccomando!

Siena

Il mio soggiorno nel Chiantishire si è concluso  con una breve (troppo breve)  tappa a Siena. Dulcis in fundo, mi viene da dire!

Siena è una di quelle città italiane che ti fanno venir voglia di viverci, per l’atmosfera vibrante e la sua teatrale bellezza.

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Pur non essendo celebre come Firenze, che attira su di sè la maggior parte delle attenzioni, Siena è un concentrato di arte e storia medievale e rappresenta una spettacolare alternativa al capoluogo toscano. Racchiusa nella sua cinta di mura, ha mantenuto fino ad oggi il suo mirabile aspetto trecentesco, grazie ad un fortissimo senso di fedeltà verso il passato, sentito dai suoi cittadini come un valore assolutamente irrinunciabile.

Chianti

Con l’intento di arrivare prima possibile nel cuore della città, l’universalmente nota Piazza del Campo, ho raggiunto quasi involontariamente una delle meraviglie senesi: il Duomo, che con la sua mole marmorea bianca e nera domina fin dal XII secolo l’omonima piazza.

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Straordinario esempio di architettura romanica-gotica, il Duomo ha una facciata riccamente decorata, movimentata da archi, sculture, loggette e cuspidi. Il campanile, anch’esso a fasce bianche e nere, è alleggerito nella struttura da sei ordini di finestre di grandezza crescente verso l’alto. Ma è all’interno che la maestosità del Duomo rapisce gli occhi del visitatore accompagnandoli in un viaggio unico nell’arte italiana! Infatti percorrendo le navate si incontrano opere di Bernini, Duccio di Buoninsegna, Nicola Pisano, Pinturicchio, Donatello e Michelangelo! Da non perdere anche la Libreria Piccolomini, all’estremità della navata sinistra: un’isola rinascimentale voluta dal futuro papa Pio II per conservare la biblioteca dei Piccolomini.

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In pochi minuti, passeggiando piacevolmente per il labirinto di stradine del centro storico, ecco che seminascosta dagli edifici che la circondano, mi si apre improvvisamente davanti la spettacolare Piazza del Campo, o semplicemente Il Campo, come dicono qui.

Chianti

Solo stando qui si può veramente capire perchè sia tra le piazze più famose e belle d‘Italia. Il Campo toglie letteralmente il fiato!

Chianti

Architettonicamente Piazza del Campo ha la forma di una conchiglia, ed è pavimentata con 1347 caratteristici mattoni rossi, divisi in nove settori da una striscia di pietra grigia. I nove settori alludono al Consiglio dei Nove, la forma di governo che nel XIV secolo diede il via alla costruzione della piazza, e convergono verso il Palazzo Pubblico e la Torre del Mangia. La Torre domina il Campo e offre una vista spettacolare sulla piazza e sulla città …. se si ha la forza di salire i suoi 503 scalini!

Chianti

Se si capita poi nella giornata giusta, si può incappare nella festa di una delle 17 contrade senesi e partecipare ai festeggiamenti. E’ stata un’esperienza unica trovarsi nel mezzo della festa dell’Onda, e rendersi conto di quanto sia grande il senso di appartenenza dei suoi sostenitori.

Chianti

Ogni anno il 2 Luglio e il 16 Agosto il Campo diventa la sede dello spettacolare Palio di Siena, al quale partecipano  dieci contrade a turno. L’origine del Palio ha origini medioevali e, a differenza di tutti gli altri tornei e giostre, fu istituzionalizzato dalla famiglia Medici e da allora viene riproposto con grandissimo successo di pubblico.

Tutte le notizie, le statistiche, la storia e le curiosità sul Palio le trovate cliccando qui.

Chianti

Dopo una cena gustosissima con chili di panzanella e litri di Chianti, è arrivato il momento di tornare a casa e alla routine di tutti i giorni.

La prossima volta che tornerò nella zona del Chianti approfondirò la conoscenza di questi luoghi. Ma intanto ho fissato nell’anima e nel cuore immagini pazzesche di un territorio unico per bellezza, storia e tradizioni.

Matera

Matera, capitale europea della cultura 2019

Di tanti posti che ho visto, in Italia e all’estero, Matera ha avuto su di me un effetto strabiliante! Mi è piaciuto tutto nell’istante esatto in cui ci ho messo piede! Questa città è un tesoro indescrivibile, tanto che viene naturale chiedersi perchè non sia annoverata tra  le cose fondamentali che un turista deve visitare in Italia! E quest’anno è proprio l’anno giusto per visitare Matera, la città dei Sassi, visto che ricopre la carica di Capitale Europea della Cultura 2019.

Avete presente quella sensazione di meraviglia di fronte a qualcosa di spettacolare, per cui si rimane letteralmente “a bocca aperta”? Ecco, io sono rimasta proprio a bocca aperta guardando Matera, e precisamente la zona dei Sassi, per la prima volta.

Matera

Il miglior modo per visitare Matera naturalmente è a piedi, anche perchè tutta la zona dei Sassi è interdetta alle auto. Solitamente mi  piace vagabondare e scoprire da sola le bellezze di un posto nuovo, magari con una Lonely Planet in tasca. E l’ho fatto anche qui, anche se poi ho deciso di fare pure un giro con una guida locale, che con grande passione ha raccontato la sua città e il parco delle Murgia, con le antichissime chiese rupestri.

Per il servizio di guida mi sono rivolta all’agenzia Infomatera, che si trova in Piazza Vittorio Veneto, proprio in centro. La visita ai Sassi dura circa tre ore e costa 20 euro. Stesso costo anche per la visita alle chiese rupestri della Murgia, della durata di due ore. Chiedete  di farvi accompagnare da Raffaele, una guida eccezionale, nato nei Sassi e profondo conoscitore della zona.

Camminare tra le strade e i vicoli di questa città significa ripercorrere le tappe storiche della sua nascita, crescita, declino e attuale rinascita. E’ un susseguirsi di edifici di epoche diverse, con architetture medievali, rinascimentali o barocche, un groviglio di incantevoli piazzette, scalinate ripide, cortili fioriti, orti, ballatoi, terrazze e un numero impressionante di chiese.

Dai belvedere la vista sui Sassi Caveoso e Barisano è unica e spettacolare. Le case e gli edifici in pietra sono incastonati nel paesaggio naturale e si ammonticchiano gli uni sugli altri. Quello che per una casa è il tetto, per la casa superiore è il giardino!

Passo dopo passo ci si sorprende di tanta secolare bellezza, e di come l’uomo si sia adattato al paesaggio, creando qualcosa di unico al mondo. Ogni angolo offre scorci meravigliosi da fotografare, dai belvedere agli stretti vicoli che passano in mezzo alle casette di pietra. Uno scenario talmente perfetto da sembrare irreale.

Credo sia un consiglio superfluo da dare, ma assicuratevi di avere con voi la macchina fotografica sempre carica.  A seconda delle ore del giorno, la luce riveste i Sassi di colori diversi, dal bianco al grigio, dal rosa all’oro.

Matera

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Quando poi cala la sera e si accendono le luci delle case e dei locali, sembra quasi di trovarsi di fronte ad un presepe vivente!

Un po’ di storia

La storia di Matera, da “vergogna nazionale” a Capitale Europea della Cultura 2019, è la storia di un meraviglioso riscatto. La storia di come una città e il suo territorio hanno saputo risorgere dalle proprie ceneri, proprio come l’Araba Fenice.

Questa città ha una storia antichissima. Non tutti sanno che la zona di Matera è stata abitata ininterrottamente fin dall’epoca paleolitica. I primi insediamenti furono favoriti dalla conformazione naturale della zona, con i versanti del torrente Gravina che offrivano riparo grazie alle grotte scavate nella roccia.  Da allora la montagna è stata progressivamente scavata verso l’interno, per ricavare abitazioni in cui la temperatura rimaneva costante. Lo scavo era facilitato dalla presenza di calcarenite tenera, una roccia di origine sedimentaria.

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La prima zona abitata di Matera fu la Civita, un’alta rupe rocciosa che domina  le aree ai suoi lati: il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano. Quando si parla di Sassi si parla di questi due quartieri, che rappresentano il centro storico della città.

Matera subì numerose invasioni, da parte di bizantini, longobardi, normanni, aragonesi, arabi e slavi e nei secoli successivi ospitò comunità di profughi da Armenia, Cappadocia, Siria e Asia Minore. Tutte queste influenze hanno avuto un effetto straordinario sulla cultura degli abitanti della città, e hanno dato origine alle stupefacenti chiese rupestri in cui ancora oggi sono visibili affreschi e decorazioni .

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Dal 1400 in poi tutta la città si arricchì di chiese, palazzi nobiliari e monumenti, e conobbe secoli di crescita economica e  commerciale.

Dopo la seconda guerra mondiale, si presentò la “questione dei Sassi di Matera”, provocata anche dalla pubblicazione del libro di Carlo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli”. 

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Improvvisamente l’attenzione nazionale si concentrò sulle misere e dure condizioni di vita dei contadini che abitavano i Sassi, dividendo quelle umide grotte con le loro bestie. Il sovraffollamento e le cattive condizioni igienico-sanitarie impressionarono Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, venuti a sincerarsi di persona della drammaticità della situazione. Matera fu definita senza mezzi termini “la vergogna d’Italia”. Il governo si impegnò a risolvere la “questione”, finchè nel 1952 si diede inizio allo sgombero dei Sassi che terminò nel 1961. Ben 17.000 persone furono trasferite dai Sassi ai nuovi quartieri appositamente realizzati.

Questo fu il periodo più buio della storia di Matera, anni tremendi che segnarono profondamente la città e i suoi abitanti. I Sassi, dichiarati inagibili, furono dimenticati e abbandonati al degrado.

Solo negli anni Ottanta si è cominciato a sentire la necessità di recuperare questi luoghi così ricchi di storia e così importanti dal punto di vista socio-antropologico. Le case-grotta sono state rese abitabili, o trasformate in locali commerciali, mentre altre sono state preservate con gli arredi originali e trasformate in musei. Grazie ad  un grande e paziente lavoro di riqualificazione e sviluppo, Matera è stata proclamata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 1993. Questa data segna la definitiva rinascita della città dei Sassi, fino alla nomina di Capitale Europea della Cultura per l’anno 2019.

Matera

 

Cosa fare a Matera

Anche se perdersi tra le viuzze dei Sassi, in un continuo saliscendi sulle scale di pietra, è già di per sè un’attività entusiasmante, ci sono molte cose da visitare e scoprire.

La Cattedrale di Matera, terminata nel 1270, si trova sull’altura della Civita, in mezzo ai due Sassi. Lo stile è romanico-pugliese a tre navate ed è dedicata a Santa Maria della Bruna, protettrice della città. Mentre l’esterno ha mantenuto il suo aspetto originario, con un bellissimo rosone a sedici raggi sulla facciata, l’interno ha subito diverse trasformazioni con aggiunte di stucchi, cornici e decorazioni dorate.                                                         dscn0219

Vicino alla Cattedrale, c’è Casa Noha, dove immergersi in un racconto filmato straordinario che ricostruisce la storia della città, dalla preistoria al presente: “I Sassi invisibili”.

La chiesa di S.Francesco d’Assisi è stata edificata sulla preesistente chiesa ipogea dei SS. Pietro e Paolo, ancora oggi visitabile. Pare che lo stesso S.Francesco d’Assisi visitò la chiesa nel 1218.

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Il Palombaro Lungo è una enorme cisterna sotterranea che si trova sotto Piazza Vittorio Veneto, la piazza centrale di Matera. Era la principale riserva idrica della città, collegata ad una fonte naturale da una elaborata rete di canali. Fino ai primi del Novecento garantì alle famiglie l’approvvigionamento di acqua, ma nel 1926 venne definitivamente chiuso, con la realizzazione del nuovo acquedotto. Vale assolutamente la pena di visitarlo, per comprendere dalla voce della guida il complesso sistema di raccolta e smaltimento delle acque in  uso nei Sassi.

Piazza Vittorio Veneto è la piazza principale, il classico salotto buono della città. Delle aperture sulla pavimentazione mostrano il livello originario della piazza e svelano l’esistenza di una vera e propria città sotterranea, connessa con i Sassi. Si affacciano sulla piazza il Palazzo dell’Annunziata, ex convento, la chiesa dei Cavalieri di Malta, Materdomini, e la chiesa e convento di S. Domenico, del 1230, con un bell’organo del 1600.

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La chiesa di S.Giovanni Battista, terminata nel 1233, era considerata il gioiello architettonico di Matera nel Medioevo.

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La chiesa di S. Pietro Caveoso risale al XIII secolo, ma è stata modificata più volte nel corso dei secoli. Si trova in posizione strategica e offre una panoramica eccezionale sul Parco della Murgia.

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Madonna de Idris e S.Giovanni in Monterrone sono due chiese collegate, al centro del Sasso Caveoso, sullo sperone roccioso che domina la Civita. Notevoli gli affreschi del XII secolo.

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La chiesa del Purgatorio, nella centralissima Via Ridola, ha una particolarissima facciata decorata con teschi e scheletri, simboleggianti la morte e la redenzione dei peccati.

Palazzo del Sedile, nella bella e omonima piazza seicentesca, oggi ospita il Conservatorio. Con il termine Sedile si indicava il Parlamento comunale, che risiedeva qui dal 1540.

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La casa grotta del Casalnuovo, nel cuore del Sasso Caveoso, è un esempio di una tipica abitazione scavata nella roccia. Conserva gli arredi originali dell’epoca, ed è una tappa fondamentale per poter capire il duro stile di vita dei contadini che vi abitavano.

In queste case-grotta, dove l’unica fonte di luce e aria era la porta d’ingresso, vivevano intere famiglie insieme ai loro animali. Le condizioni igienico-sanitarie erano critiche, e in questi ambienti l’umidità era notevole. Il tasso di mortalità dei bambini con età inferiore ai tre anni era del sessanta per cento! Annessa a questa casa grotta, c’è la Cripta di S.Andrea, del XII secolo. All’interno vi sono affreschi, bassorilievi, cisterne e un’antica sepoltura.

La casa grotta di Vico Solitario, sempre nel Sasso Caveoso, è un’altra casa grotta da visitare per poter ammirare mobili e oggetti di chi vi abitava. Accanto c’è la Neviera, dove veniva raccolta e conservata la neve che cadeva d’inverno e che rappresentava un serbatoio per il ghiaccio da vendere in seguito.

 

Curiosità

  • Dovunque  a Matera si possono notare sculture a forma di gallo, di varie dimensioni. Si tratta del Cuccù, un tipico prodotto di artigianato locale in terracotta. E’ un fischietto dai colori vivaci, che in passato veniva messo sul camino nelle abitazioni, o sulle culle dei bambini non ancora battezzati, per allontanare il maligno.
  • Matera è stata il set di moltissime pellicole cinematografiche. Molti grandi registi sono rimasti affascinati dalla città dei Sassi, per la sua architettura e il contesto paesaggistico. Tra i film più noti girati qui, “Il vangelo secondo Matteo”, di Pier Paolo Pasolini, “La Lupa”, di Alberto Lattuada e “La passione di Cristo”, di Mel Gibson..

Dove alloggiare a Matera

Con la riqualificazione dei Sassi, molte antiche abitazioni e case-grotta sono diventate strutture ricettive. Alcune di queste sono state trasformate in hotel moderni e dotati di ogni comfort, mentre altre sono state ristrutturate diventando alloggi di charme.

 

Io ho alloggiato presso Il Gufo e la Pupa, a due passi da Piazza Vittorio Veneto, una deliziosa casa vacanze che offre una spettacolare vista sulla Civita e sui Sassi.

La Locanda San Martino vanta una bellissima spa, ospitata in un grande ambiente scavato nella roccia centinaia di anni fa. E’ il luogo ideale in cui ritemprarsi dopo una giornata in giro per i Sassi. L’ingresso costa 25 euro per gli ospiti esterni e 20 euro se si alloggia qui. Vi assicuro che vale veramente la pena fare una nuotata sotto queste volte rocciose, e rilassarsi nella sauna o nel bagno turco.

Se volete invece un’esperienza più esclusiva, Vi segnalo Sextantio, un albergo diffuso che ha il suo gemello a Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo. Tutto il complesso, un progetto culturale di recupero conservativo di 18 grotte, è collocato nella Civita, a strapiombo sul torrente Gravina, di fronte al Parco della Murgia e le sue chiese rupestri.

Cosa mangiare a Matera

In- Italia si mangia divinamente dappertutto, si sa. Viaggiare nel nostro paese significa anche godere dei piaceri della tavola, e conoscere sapori sempre nuovi. Cosa c’è di meglio che mettersi a tavola e gustare i prodotti tipici di un luogo, dopo averlo visitato?

A Matera ho scoperto diversi prodotti tipici, tra i quali non posso non citare il famoso pane materano Igp, dalla forma che ricorda il paesaggio della Murgia. Grazie alla lunga lievitazione è altamente digeribile e si conserva per più di 15 giorni!

Poi ci sono i peperoni cruschi, cioè croccanti.  Questi peperoni vengono prima essiccati al sole e poi fritti. Possono essere mangiati da soli, come delle patatine, o per condire pasta, patate o pesce. Il piatto tipico, quello che troverete in ogni ristorante, è la Cialledda, un’insalata di pane raffermo, pomodori, cipolle e origano, arricchito a volte con sedano e olive.

La cucina materana risente anche molto della vicinanza con la Puglia, e infatti le tipiche orecchiette sono molto diffuse in molteplici varianti.

A Matera si mangia veramente bene ovunque. Se volete un consiglio per un posto un po’ insolito, vi segnalo il ristorante vegetariano “Fior di Cucuzza”: ingredienti biologici a km zero, preparati da mamme lucane in un ambiente accogliente e familiare.

Tra le cose buone da comprare e riportare a casa, da non perdere la crema di pistacchi dolce…. una delizia unica!

Quindi che aspettate? Fate i bagagli e partite alla volta di questa città che è un disarmante inno alla bellezza, perchè questo è l’anno giusto per restituire a Matera tutta l’attenzione che merita!

Per conoscere tutte le iniziative e gli eventi di quest’anno speciale, andate sul sito di Matera 2019. 🙂

 

 

 

Firenze

Un lunedì di pioggia a Firenze

Che fare a Firenze quando piove? Bè, c’è solo l’imbarazzo della scelta, risponderete voi… con tutti i musei che ci sono! E se ci si va di lunedì, quando tutti i musei sono chiusi? Sono stata effettivamente un po’ sfortunata, ma la pioggia non mi ha comunque fermata. Dopotutto Firenze è tra le città più belle del mondo, la culla della civiltà… può forse guastarla un po’ di pioggia?

Firenze
Di fronte Palazzo Pitti

Si può facilmente raggiungere  Firenze con l’aereo o l’auto, ma il mezzo migliore a mio parere è il treno. Partendo da Roma (sia con Trenitalia che con Italo) si arriva alla stazione di Santa Maria Novella, che è praticamente in centro città. Il vantaggio è che ci si può spostare tranquillamente a piedi senza prendere altri mezzi per raggiungere i vari punti d’interesse. E in più non si ha il problema di dover trovare un parcheggio, problema  che a Firenze non è da sottovalutare. Infatti, tutto il centro città è ZTL e sono previste multe salatissime per chi vi accede senza avere regolare permesso. L’auto va lasciata nei parcheggi appena fuori il centro o nei garage privati, con tariffe giornaliere dai 20 ai 30 euro. Invece se si prenota il treno con un po’ di anticipo, si trovano tariffe molto vantaggiose e in appena un’ora e mezzo si arriva a destinazione.

Firenze
Piazza della Repubblica
Firenze
Piazza della Repubblica

Ovviamente, arrivando alla stazione di  Santa Maria Novella, la prima tappa della mia giornata fiorentina non può che essere l’omonima chiesa.

Firenze
La facciata di Santa Maria Novella

Santa Maria Novella risale al XIII secolo  ed è uno dei principali esempi di stile gotico in Toscana. L’esterno fu realizzato da Fra Jacopo Talenti e Leon Battista Alberti, mentre all’interno vi sono opere inestimabili, come il Crocifisso di Giotto, gli affreschi del Ghirlandaio e la Trinità di Masaccio. Per entrare si paga un biglietto (7,50 euro) , cosa che non mi trova molto d’accordo, trattandosi comunque di una chiesa. Anche se mi rendo conto che i costi da sostenere per mantenere intatti questi capolavori debbano essere notevoli!

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Santa Maria Novella

In cinque minuti si arriva nel vero cuore della città, Piazza del Duomo.

Firenze
Verso Piazza del Duomo

Qui sono racchiusi alcuni dei gioielli artistici del centro storico di Firenze, dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. I marmi rossi, bianchi e verdi con cui sono realizzati il Battistero, il Duomo e il Campanile di Giotto sono straordinari e chiunque entri in questa Piazza rimane senza parole. Quanti artisti, artigiani e operai hanno lavorato per anni per consegnarci la bellezza e la maestosità di questi edifici, che pur costruiti in epoche diverse sono in perfetta armonia tra loro.

Firenze
Piazza del Duomo

Anche se a tratti piove, è tutto talmente bello e perfetto da sembrarmi quasi finto! Sono solo le 9 del mattino, ma la Piazza già pullula di turisti, come me incuranti della pioggia.

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Sono tutti in fila per visitare questi monumenti unici al mondo. Con un unico biglietto (18 euro) si possono visitare il Duomo, la Cripta di Santa Reparata, il Museo dell’Opera del Duomo, la Cupola del Brunelleschi, il Battistero di San Giovanni e il Campanile di Giotto. La biglietteria si trova di fronte  alla porta Nord del Battistero. Una volta acquistato il biglietto, bisogna inserirlo nelle macchinette all’esterno della biglietteria per prenotare la visita alla Cupola del Brunelleschi. Con mio grande rammarico, il primo orario utile per visitarla è alle 18:30, e devo rinunciarci perchè per me è troppo tardi. Questo mi costringerà a tornarci presto, ma intanto sappiate che c’è molta fila e che bisogna comprare presto il biglietto per poter prenotare la visita alla Cupola!

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Il Battistero, che Dante chiamava “Il mio bel San Giovanni”

Il Battistero di San Giovanni, con la sua  caratteristica forma ottagonale, è il monumento più antico della Piazza e anche quello che decido di visitare per primo. Fu costruito nell’XI secolo, su una preesistente chiesa paleocristiana, in stile romanico e abbellito con marmi provenienti da edifici antichi. L’interno ha un bellissimo pavimento e una meravigliosa cupola, che fu aggiunta nel XIII secolo insieme all’abside rettangolare, chiamato dai fiorentini “scarsella”.

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L’interno del Battistero
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La “scarsella”
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I mosaici della cupola del Battistero

La cupola è decorata con mosaici bizantineggianti, in cui un’imponente figura di Cristo è al centro del Giudizio Universale.

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La porta nord con scene della vita di Cristo

Celebri sono le porte bronzee del Battistero, ad opera di Andrea Pisano e di Lorenzo Ghiberti. In particolare, la porta a Est fu definita da Michelangelo “degna del Paradiso”!

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La porta del Paradiso

Di fronte al Battistero, si erge la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, da tutti conosciuta semplicemente come il Duomo.

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Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firenze

Per entrare nel Duomo mi tocca  fare un po’ di fila perchè, con tutti i musei chiusi, i turisti sono tutti qui. Fate attenzione a non confondere, come ho fatto io, la fila per salire sulla Cupola con quella per il Duomo!

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La fila per entrare al Duomo
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La facciata del Duomo e il Campanile di Giotto

Anche il Duomo fu costruito su una chiesa più antica, Santa Reparata. Il progetto iniziale era di Arnolfo di Cambio, ma subì varie modifiche nel corso dei 170 anni necessari per la sua realizzazione. Proprio per questo sono presenti vari stili, dal romanico, al gotico, al rinascimentale della superba Cupola del Brunelleschi. Quest’ultima fu realizzata in soli 16 anni ed è  il simbolo stesso di Firenze.

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La Cupola del Brunelleschi

Misura 45,5 metri di diametro, ed è considerata il capolavoro di Brunelleschi, considerando la tecnica innovativa e rivoluzionaria con cui fu eretta. Per visitarla si deve salire una scala di 463 gradini. La scala  porta prima ad un ballatoio interno, da dove ammirare da vicino gli affreschi del Vasari che la decorano, e poi a quello esterno intorno alla lanterna. Da qui si vede tutta la città fino alle colline circostanti.

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L’interno del Duomo è un po’ austero, quasi spoglio. Proprio per questo, è impossibile non notare l’orologio dipinto da Paolo Uccello sopra il portale maggiore, il bel pavimento in marmo e soprattutto gli affreschi cinquecenteschi della cupola ad opera del Vasari. Anche qui, come nel Battistero, è rappresentato il Giudizio Universale.

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L’interno del Duomo
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Il portale maggiore con l’orologio dipinto da Paolo Uccello
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La cupola affrescata dal Vasari
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Particolare del Giudizio Universale

Non lasciate il Duomo prima di essere scesi nella meravigliosa Cripta di Santa Reparata, l’antica cattedrale. Oltre a numerose lastre tombali, sono visibili i resti delle costruzioni romane precedenti,   della basilica  paleocristiana e del suo incredibile pavimento a mosaico policromo.

Non potendo ammirare il panorama dalla Cupola del Duomo, ovviamente non posso non salire sul Campanile di Giotto. 

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Il Campanile di Giotto

Considerato il Campanile più bello d’Italia, è alto 84,70 m. Certo salire i 400 scalini che portano alla terrazza panoramica non è proprio una passeggiata, ma la fatica è ripagata da una vista mozzafiato! Da lassù si vede Palazzo della Signoria, la Loggia dei Priori, Santa Croce…  tutta Firenze!

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Si distinguono chiaramente Palazzo della Signoria e la Loggia dei Priori
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In cima al Campanile di Giotto
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Il Battistero visto dal Campanile di Giotto
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La Cupola di Brunelleschi vista dal Campanile di Giotto

Praticamente trascorro tutta la mattinata  intorno a Piazza del Duomo. Il tempo letteralmente vola ammirando questi capolavori, leggendo un po’ di storia di Firenze e scattando (manco a dirlo) centinaia di foto.

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Policromie
Firenze
Scorci suggestivi

Già prima di partire per Firenze avevo deciso dove avrei pranzato: al Mercato Centrale. Non so a voi, ma a me piace da matti girare nei mercati delle città! Mi piace andare a curiosare tra i prodotti tipici, scoprire qualcosa di nuovo, ammirare la merce disposta in bell’ordine… e poi trovo che i mercati siano luoghi estremamente autentici, in cui si incontra l’anima vera del posto in cui ci si trova!

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ll Mercato Centrale

Il  Mercato Centrale a Firenze è su due piani. Al piano inferiore ci sono i banchi di frutta, verdura, carne, pesce, pane, prodotti tipici locali dove fare la spesa. Al piano superiore invece ci sono ristoranti e botteghe in cui acquistare il cibo da consumare a casa o in loco.

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Una bottega del Mercato Centrale

Io ho provato due classici: la pappa al pomodoro e l’universalmente noto panino con lampredotto.

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Viva la pappa al pomodoro!

Il lampredotto è una parte dello stomaco bovino. Si prepara bollito in acqua con pomodoro, cipolla, sedano, carota e prezzemolo e viene servito in un panino bagnato nel brodo di cottura e accompagnato dalla tipica salsa verde. Ha  un sapore un po’ particolare, tanto che  non so dire se mi sia piaciuto oppure no. A Firenze è una vera istituzione, lo troverete praticamente ovunque.

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Panino con lampredotto
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Prodotti artigianali in pelle

Intorno al Mercato Centrale ci sono numerose bancarelle che vendono i prodotti in pelle degli artigiani fiorentini, così pure al Mercato Nuovo, che risale al 1551. Quest’ultimo è anche famoso per la scultura in bronzo del Porcellino (anche se in realtà è un cinghiale). Pare che porti fortuna sfregare il naso del Porcellino e mettere nella sua bocca una monetina:  se questa scivolando cade nella grata sottostante si avvereranno tutti i vostri desideri!

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Il Porcellino

Vicino al mercato, c’è l’antica cattedrale di Firenze, San Lorenzo. La facciata non finita non deve ingannare: questa chiesa è ricchissima di capolavori. Fu costruita da Brunelleschi, mentre la facciata avrebbe dovuto essere realizzata da Michelangelo, ma per problemi economici non fu portata a termine. Michelangelo comunque progettò la biblioteca e la sagrestia nuova. Vi lavorarono anche il Bronzino, il Verrocchio, Rosso FiorentinoDonatello, che ha proprio qui la sua sepoltura insieme a molti membri della famiglia Medici. Anche qui è necessario un biglietto d’ingresso.

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La facciata incompiuta di San Lorenzo

Finalmente ha messo di piovere e, con la pancia piena, mi dirigo verso il centro civico di Firenze, ovvero Piazza della Signoria.

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Verso Piazza della Signoria

Sull”elegante  piazza medievale si affaccia il Palazzo della Signoria, detto Palazzo Vecchio, con la sua caratterisitica torre merlata. Il nucleo centrale dell’edificio  si deve ad Arnolfo di Cambio, ma fu più volte ampliato nel corso dei secoli. E’ l’edificio civile più importante della città ed ospita da sempre il governo cittadino. Fu anche dimora dei Medici e sede della Camera dei Deputati negli anni in cui Firenze fu la capitale d’Italia. 

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Palazzo della Signoria
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Palazzo della Signoria e Loggia dei Priori

Accanto a Palazzo Vecchio c’è la trecentesca  Loggia dei Priori. La Loggia ospita statue mirabili come il Ratto delle Sabine del Giambologna e il Perseo bronzeo di Benvenuto Cellini.

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Loggia della Signoria o dei Priori
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Statua equestre di Cosimo I de’ Medici

Sulla Piazza sono disposte anche alcune statue, tra le quali la copia del famosissimo David di Michelangelo. Se volete ammirare l’originale, sappiate che si trova alla  Galleria dell’Accademia.

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Il David di Michelangelo

Quasi al centro della Piazza c’è il punto in cui fu impiccato e poi bruciato il Savonarola nel 1498, e procedendo verso l’Arno il Palazzo degli Uffizi.

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In memoria di Savonarola
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Lungarno
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La vista dal Lungarno

Arrivata sul Lungarno, mi dirigo verso un altro emblema di Firenze: Ponte Vecchio. E vecchio lo è davvero, basti pensare che esisteva già all’epoca dei romani! Fu ricostruito nel 1345  dopo che una piena dell’Arno lo distrusse, ma da allora ha resistito non solo al passare dei secoli, ma anche alla terribile alluvione del 1966. Persino i tedeschi durante la seconda guerra mondiale lo risparmiarono, dopo aver distrutto tutti gli altri ponti cittadini.

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Ponte Vecchio
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Ponte Vecchio

Ai suoi due lati  ci sono tante botteghe orafe, ma non tutti sanno che inizialmente c’erano i macellai, che i Medici poi fecero spostare perchè ritenevano sgradevoli le loro botteghe.

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Le botteghe degli orafi su Ponte Vecchio
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Passeggiando su Ponte Vecchio

Sopra le botteghe degli orafi corre il  Corridoio Vasariano che collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti ed era usato dai Medici per spostarsi più velocemente senza dover attraversare le strade cittadine.

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Ponte Vecchio

Il mio posto preferito di Firenze è proprio questo! Anche in questa giornata grigia, con la pioggia che scende di nuovo, il fascino di questo antico ponte, e del fiume che scorre placido, è intatto.

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Ponte Vecchio dalla sponda sinistra dell’Arno
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La vista da Ponte Vecchio
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L’Arno

Purtroppo la mia giornata fiorentina volge al termine, mi resta giusto il tempo di fare un salto a Piazzale Michelangelo prima che il treno mi riporti verso Roma. Il Piazzale è piuttosto distante, non è il caso di raggiungerlo a piedi visto che diluvia. Ci si può arrivare facilmente con gli autobus 12 e 13, ma informatevi sugli orari perchè passano ogni 30 minuti circa.

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Piazzale Michelangelo

Piazzale Michelangelo è una  terrazza panoramica sulla riva sinistra dell’Arno, realizzata quando Firenze era la capitale d’Italia. Venire a Firenze e non arrivare fin qui è semplicemente un delitto! Io non ero affatto preparata di fronte alla incommensurabile bellezza dello spettacolo che mi si è parato davanti.

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Il panorama mozzafiato da Piazzale Michelangelo

Affacciarsi da quassù permette di avere la vista più romantica e indimenticabile di tutta la città, come in una cartolina. Lo sguardo accarezza Firenze e si perde nel tentativo di riconoscere quanti più monumenti possibili, in un momento che sembra quasi sospeso. Non importa se adesso piove a dirotto e fà freddo, quel che conta è che la magia di Firenze è tutta nei miei occhi e io la porterò a casa con me. Per sempre.

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Dettaglio di un portone

 

Wieliczka

Wieliczka, la Cattedrale di sale

Devo proprio confessarvelo: non avevo mai sentito parlare della Miniera di sale Wieliczka prima del mio viaggio a Cracovia.

Ignoravo del tutto l’esistenza di una tale meraviglia, che è anche Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1978. Non solo, è una delle attrazioni principali in Polonia, essendo stata visitata fino ad oggi da ben 41,5 milioni di persone. Numeri da capogiro! Potevo perdermela? Giammai!

Una delle particolarità di Wieliczka è che qui è tutto realizzato con il sale. Ma proprio tutto tutto!

Wieliczka
Statue in sale di gnomi al lavoro nella miniera

Per visitare la Miniera di Sale Wieliczka mi sono affidata all’agenzia di guide turistiche Cracow City Tours, come per l’escursione ad Auschwitz e Birkenau. Prenotando online si può scegliere il giorno della visita e anche la guida nella  lingua che si preferisce. Di solito il tour in italiano parte alle 15:00.

In realtà, questa visita la si può fare anche autonomamente, recandosi direttamente sul luogo e acquistando il biglietto. Ogni 30 persone circa, si forma un gruppo che viene affidato ad una guida: non è permesso infatti visitare la miniera da soli.

Noi siamo state fortunate con la guida che ci è capitata, la simpaticissima Alessandra. Ci ha accolto in biglietteria e ci ha accompagnate in questo straordinario percorso raccontandoci storia, leggende e curiosità legate a questo sito antichissimo. Infatti il giacimento di salgemma ha origini addirittura nel Miocene (13 milioni di anni fa!), mentre l’estrazione del sale è iniziata nel XII secolo d.C.

Wieliczka
Argano di tipo sassone, che serviva per portare il sale in superficie nel XVIII sec.
Wieliczka
Meccanismi medievali

Wieliczka

L’estrazione del sale da questa miniera ha rappresentato per la Polonia un’enorme fonte di ricchezza. Per più di 700 anni i minatori hanno lavorato duramente per scavare nuovi pozzi e nuove gallerie in cerca dell‘oro bianco. Solo nel 1996 si è smesso di estrarre il sale e si è passati alla produzione tramite salinatura, il dissalamento di acque della miniera. Oggi la trasformazione della miniera Wieliczka in sito turistico e termale compensa in termini economici la fine dell’estrazione del sale. Basti calcolare che ogni anno si conta un milione di visitatori! Tra questi, anche molti personaggi illustri (Chopin, Goethe, Wojtyla), sportivi (Venus Williams, la nostra nazionale di calcio), teste coronate (Edward d’Inghilterra, la famiglia reale belga) e presidenti (George Bush e Bill Clinton).

Wieliczka
I segni dei carrelli sul pavimento
Wieliczka
Recipiente per raccogliere l’acqua e ricavarne il sale
Wieliczka
Gallerie del primo livello

Wieliczka

Il percorso turistico si snoda attraverso 3 chilometri di gallerie, che corrispondono solo all’uno per cento del labirinto di 300 chilometri scavato dai minatori nel corso dei secoli. Alessandra, la nostra guida, ci ha illustrato le condizioni  di lavoro durissime dei primi minatori via via che ci spingevamo più in profondità. Dovete sapere infatti che si arriva fino a meno 135 metri (anche se la miniera raggiunge una profondità di 327 metri)! Si scende per ben 800 scalini, dei quali i primi 380 sono continui fino al primo pozzo a 34 metri di profondità. Le scale sono molto agevoli e si affrontano facilmente.

Wieliczka
I 380 scalini iniziali…sembrano non finire mai!
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Le scale sono realizzate in legno
Wieliczka
Le gallerie sono tutte rivestite in legno, che si è fossilizzato nel corso dei secoli

La guida ci ha invitato più volte a respirare a pieni polmoni, perchè l’aria qui ha grandi proprietà curative: è libera da allergeni e agenti inquinanti e aiuta a liberare i bronchi. Qui infatti si trova anche una famosa stazione termale dedicata alla cura delle patologie dell’apparato respiratorio. E’ un sito incredibile, che oltre a questa stazione termale sotterranea, offre anche un hotel, zone ristoro, un vero ristorante, sale da concerti, sale per ricevimenti, varie cappelle e negozi. Tutto ovviamente sotto terra! Alcune delle sale sotterranee sono talmente grandi da aver ospitato un volo in mongolfiera ed esibizioni di bunjee jumping!

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L’altezza incredibile di una sala e lo sfarzoso lampadario in cristalli di sale

Ho già detto che qui sotto è tutto realizzato con il sale? Stupefacente!

Nei vari ambienti che si susseguono uno dopo l’altro, si incontrano numerose sculture e statue realizzate per la maggior parte proprio dai minatori. La più pesante di queste pesa 15 tonnellate! Ce ne sono alcune più fantasiose, come gli gnomi, altre invece ritraggono personaggi storici o si rifanno ad antiche leggende.

Wieliczka
Casimiro il Grande

Tra i personaggi storici, c’è il grande busto che ritrae Casimiro il Grande, un sovrano molto amato dai minatori. A lui si doveva infatti  lo “Statuto per le saline di Cracovia”, il regolamento dei minatori, che ne decretava doveri  e diritti. Anche a Copernico è stata dedicata una statua, essendo stato tra i primi personaggi illustri a visitare le miniera di Wieliczka.

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La statua di sale di Copernico

Il blocco scultoreo della principessa Kinga rappresenta invece la leggenda dell’origine della scoperta dei giacimenti di sale.

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La principessa Kinga ritrova il suo anello

Secondo la leggenda, la miniera di sale di Wieliczka fu scoperta grazie alla principessa ungherese Kinga. La principessa fu costretta a sposare il re polacco Boleslao il Timido. Come dote per la sua futura patria, chiese al padre non oro ma sale, che sapeva mancare in Polonia. Il padre le regalò allora la miniera di Malamarosz, in Ungheria. Prima di raggiungere il promesso sposo, Kinga gettò nel pozzo più profondo di questa miniera di sale il suo anello di fidanzamento.  Una volta giunta in Polonia e divenuta regina, ordinò a dei minatori di scavare in cerca di sale. Quando i minatori iniziarono a scavare un pozzo nel luogo indicato da Kinga, ritrovarono incastonato in un cristallo di sale l’anello della regina, e così scoprirono i giacimenti di sale di Wieliczka. 

Percorrendo i corridoi e le gallerie della miniera Wieliczka si incontrano anche diversi laghi sotterranei. Uno di questi lo si ammira quasi al buio, con l’unica luce delle scale che salgono lungo la parete di sale mentre si diffonde nell’aria la struggente musica di Chopin. Un momento  molto suggestivo!

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Si è svolta anche una gara di windsurf sul più profondo di questi laghi (9 metri)!

Wieliczka

Nel corso dei secoli i minatori hanno scolpito nei blocchi di sale anche altari e numerose figure sacre, per invocarne la protezione. Bisogna considerare che ogni minatore che scendeva in miniera non aveva alcuna certezza di tornare in superficie. Da qui la necessità di testimoniare la propria devozione e creare spazi in cui pregare.  Ancora oggi, chi lavora nella miniera Wieliczka non si saluta con un semplice “Ciao”, ma con il vecchio saluto dei minatori: “Che Dio ti benedica”.

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La cappella dedicata a Karol Wojtyla
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Particolare della cappella dedicata a Karol Wojtyla

Ma la principale attrattiva della miniera, è la straordinaria cappella dedicata a Santa Kinga. Non ho mai visto nulla del genere! Questa è l’unica chiesa sotterranea d’Europa, dove si celebrano messe ogni domenica e dove si svolgono anche matrimoni. L’impatto visivo è stupefacente. Per poter scattare foto qui dentro bisogna pagare l’equivalente di 2 euro.

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La cappella di Santa Kinga
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La cappella è lunga 31,5 metri
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L’altezza della cappella è di 10 metri
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Verso l’altare maggiore
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L’altare maggiore

 

 

Ho già detto che in questa miniera tutto è realizzato con il sale? Ecco, in questa sala si stenta a crederlo, eppure è così! Le mattonelle che la pavimentano sono di sale. I bassorilievi che rappresentano scene bibliche sono scolpiti nel sale. Perfino i meravigliosi lampadari al soffitto sono fatti con cristalli di sale! Questa cappella è l’orgoglio dei minatori, e le si deve l’appellativo di Cattedrale di Sale con cui spesso viene definita la miniera Wieliczka.

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L’ultima cena
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La fuga della santa famiglia
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Uno dei lampadari

In questa Cattedrale di sale, c’è anche un’ottima acustica. C’è da restare a bocca aperta per lo stupore, specialmente pensando a quanti anni devono aver impiegato questi minatori per realizzare una tale opera. Sembra quasi di aver visitato una galleria d’arte, non una miniera!

Wieliczka

La visita è adatta a tutti, è consigliabile però munirsi di scarpe comode e di un abbigliamento adeguato. La temperatura infatti si aggira sui 16°. Il percorso turistico dura più o meno tre ore. C’è anche un altro tipo di percorso, quello minerario, in cui, sempre accompagnati da una guida, si può sperimentare in prima persona il lavoro del vero minatore. Nel caso vi interessi, potete trovare più informazioni sul sito ufficiale della miniera Wieliczka.

Vi starete chiedendo se per tornare in superficie bisogna risalire i famosi 800 scalini. Voglio lasciarvi con una rassicurazione: si risale con l’ascensore. Non ho intenzione  però di svelare alcun particolare su questo ascensore…preferisco che proviate la sorpresa di salirci sopra. E poi mi racconterete…. vi aspetto!

 

 

Auschwitz

Auschwitz e Birkenau,Patrimonio dell’Umanità

A circa 70 km da Cracovia, si trova il famigerato campo di concentramento nazista di Auschwitz.

Auschwitz
Halt!

Prima di partire per Cracovia, sono stata a lungo indecisa se visitarlo o no. Così come non sapevo se pubblicare o meno un post a riguardo.

Auschwitz
Auschwitz

La mia paura era quella del carico di emozioni che avrebbe comportato. Abbiamo tutti presenti le immagini terribili dei film sull’olocausto, e quelle ben più sconvolgenti dei documentari dell’epoca. Mi chiedevo: “Come posso entrare da turista in un luogo così intriso di sofferenza?”… mi sembrava quasi di essere irrispettosa. E temevo anche il dolore che mi avrebbe provocato vedere l’entrata del campo, camminare accanto al filo spinato, entrare in quelle stanze fredde e umide. Perchè parliamoci chiaro: a dispetto di chi farnetica sulla veridicità dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, Auschwitz non è affatto un set cinematografico. E’ reale. E’ maledettamente reale.

Nonostante le mie paure, ho deciso di visitare comunque Auschwitz. Perchè ho realizzato che portare rispetto per questa immensa tragedia e omaggiare le vittime innocenti è più importante di qualunque paura e senso di colpa. E in virtù di questo senso di colpa, che provo ogni volta che capisco di essere una persona fortunata, farò tesoro di questa esperienza per impedire,  nel mio piccolo, che possa ripetersi. E’ proprio per questo che ho deciso di pubblicare questo post, e non tenere solo per me quello che ho visto. Perchè da questo posto maledetto si esce irrimediabilmente cambiati rispetto a quando si è entrati.

Auschwitz
Cancelli di separazione fra blocchi a Birkenau

Come già vi ho raccontato nel post precedente su Cracovia, per visitare Auschwitz mi sono affidata al servizio guide Cracow City Tours. Ho prenotato l’escursione già dall’Italia, direttamente online. Vi mandano una email di conferma, con il luogo di ritrovo e tutti i dettagli utili. Vi assicuro che sono organizzati benissimo. Le guide sono gentili, simpatiche e molto preparate. Gli autobus con cui si viaggia sono moderni e comodi. Il costo è di 35 euro, che vi da diritto anche ad un pranzo presso la Beer House in via Florianska 43. Noi abbiamo approfittato di questa offerta e posso dirvi che il pranzo è stato ottimo (e abbondante) e il ristorante, non su strada ma al primo piano di un palazzo che ospita un ostello, è molto carino e accogliente.

Si parte presto per raggiungere Auschwitz, alle 07:30 del mattino, e si torna in città alle 14:30. Una volta giunti a destinazione, si incontra la propria guida e si viene dotati di auricolari, con i quali ascoltare le spiegazioni della guida senza bisogno di starle tutti appiccicati.

La visita è divisa in due parti. La prima parte si svolge ad Auschwitz I, il primo campo realizzato, la seconda parte invece si svolge ad AuschwitzII, poco distante e meglio conosciuto come Birkenau.

Auschwitz
La pianta di Auschwitz I
Auschwitz
Auschwitz

Il campo di concentramento fu edificato nel 1940 dalle forze di occupazione naziste nei sobborghi del piccolo  paese polacco di  Oswiecim, che i tedeschi  rinominarono AuschwitzCon il passare degli anni, e crescendo il numero dei prigionieri, il campo si espanse fino ad avere 40 sottocampi, tra cui Auschwitz II-Birkenau e Auschwitz III-Monowitz. I primi ad essere rinchiusi qui furono i polacchi, poi i soldati russi fatti prigionieri, gli zingari e anche prigionieri politici di varie nazionalità. Nel 1942 Auschwitz divenne il luogo in cui i nazisti misero in atto il loro folle piano di eliminare tutta la popolazione ebrea d’Europa.

Centinaia di migliaia di persone, frutto dei rastrellamenti,  furono portate qui a più riprese, viaggiando in condizioni disumane. Appena arrivati, i prigionieri venivano selezionati a seconda della loro utilità. Quelli considerati inabili al lavoro erano immediatamente mandati alle camere a gas di Birkenau, e i corpi bruciati nei forni crematori. Chi superava la prima selezione, era condannato a lavorare per 11 ore al giorno, e a patire fame e freddo, torture fisiche e psicologiche, in condizioni disumane. Molti prigionieri non morirono nelle camere a gas, ma di stenti.

Auschwitz
Doppia fila di filo spinato
Auschwitz
Auschwitz

Quando i tedeschi capirono che la guerra stava per finire, cercarono di distruggere le prove delle atrocità che avevano commesso, bruciando i campi e smantellando le camere a gas  e i forni crematori.  Costrinsero i prigionieri che potevano camminare a mettersi in marcia verso la Germania (le famigerate Marce della Morte) e abbandonarono al loro destino i più deboli e malati. Non riuscirono completamente nel loro intento per mancanza di tempo, e quando i russi entrarono ad Auschwitz nel 1945 liberarono i superstiti e trovarono i resti inequivocabili dell’attuazione della soluzione finale.