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Musei Vaticani: Michelangelo, Raffaello e molto (molto) altro

Non c’è un momento migliore di questo per visitare i Musei Vaticani, forse il museo più importante del mondo se consideriamo che al suo interno ci sono la Cappella Sistina e le Stanze di Raffaello.
In quello che è stato il mondo reale fino a Marzo 2020, prima cioè della pandemia da Covid-19, chi voleva visitare i Musei Vaticani doveva prepararsi ad affrontare un’ardua prova. E non mi riferisco a camminare ore attraverso corridoi stupefacenti, tra arazzi, affreschi, reperti archeologici e giardini perfetti. La vera prova da sostenere, degna di un corso di sopravvivenza, che scoraggiava i meno motivati o fisicamente preparati, era la fila per arrivare all’ingresso.


Chi è di Roma sa di cosa sto parlando. Non c’era giorno che la fila per i Musei Vaticani non arrivasse fino a Piazza Risorgimento. Con la pioggia, il vento o con 40 gradi all’ombra, di una cosa potevi star certo: avresti trovato diligentemente in fila centinaia di turisti in attesa di entrare.
Ma adesso che nel mondo ci sono così tante restrizioni per i viaggi all’estero, i turisti sono pochi e diventa più facile accedere alle principali attrazioni cittadine.


Approfittando di questo momento particolare,  sono andata ai Musei Vaticani con le mie amiche subito dopo la fine del lockdown (si, lo so, pubblico questo post con un leggerissimo ritardo). C’è una grande offerta online per l’acquisto dei biglietti d’entrata. Prima però è bene capire che tipo di esperienza si vuole effettivamente fare. Purtroppo al momento non tutto è permesso, sempre per via del Covid. Tra le tante proposte dei siti di guide turistiche ci si può veramente confondere, quindi Vi consiglio di spulciarle per benino, perché ci sono anche notevoli differenze di prezzo! Io mi sono affidata alla biglietteria ufficiale dei Musei Vaticani, scegliendo una visita con guida privata interna.

Sia che scegliate di acquistare il biglietto direttamente sul sito ufficiale, sia che Vi affidiate ad un altro sito, considerate di spendere un po’ di più per avere una guida tutta per Voi, perché Vi assicuro che fà la differenza.

La visita

La visita dei Musei Vaticani si svolge attraverso un percorso definito, attraverso il quale si manifesta chiaramente il ruolo da mecenati e collezionisti d’arte svolto dai Papi nel corso dei secoli. Gli edifici che ospitano questa stupefacente collezione sono i palazzi rinascimentali edificati per Papi come Sisto V, Innocenzo VIII e Giulio II. Nel 1503 Bramante progettò le lunghe gallerie e i cortili che collegano il Palazzo del Belvedere con gli altri edifici. L’apertura al pubblico risale al XVIII secolo, quando furono realizzati anche numerosi ampliamenti. Da allora sono rimasti chiusi solo in due occasioni: durante la seconda guerra mondiale e adesso, a causa della pandemia da Covid-19.

Anche se avevo dei ricordi piuttosto nitidi delle meraviglie custodite tra queste sale,  ritrovarmi di nuovo di fronte a tanta sontuosa bellezza mi ha quasi sopraffatto! Non c’è riposo per gli occhi, che cercano di catturare ogni particolare per non perdersi nulla, nè per il collo, costretto a inclinarsi continuamente all’indietro per ammirare i soffitti.  In effetti qui tutto è degno d’attenzione, non solo le opere esposte, ma anche le sale, i cortili, i pavimenti dai marmi meravigliosi e gli stessi arredi.

Non si tratta di una semplice collezione d’arte, ma di un insieme di collezioni diverse per età, culture, provenienza e storia. La maggior parte dei visitatori entra ai Musei Vaticani attirata dal capolavoro michelangiolesco della Cappella Sistina, e poi scopre tutto il resto. Il resto cosa? Per esempio la più grande  collezione d’arte classica esposta in un museo.

Il Museo Pio Clementino

Inseriti in un assetto scenografico unico al mondo, si susseguono capolavori della statuaria classica insieme a migliaia di reperti archeologici ritrovati in secoli di scavi a Roma. Di fronte a questa immensa collezione si può comprendere facilmente la grandezza dell’impero romano, di cui i Papi si consideravano un po’ gli eredi legittimi. 

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Apoxyomenos

L’Apoxyomenos è il primo capolavoro che si incontra. E’ una copia romana dall’originale bronzeo di Lisippo, andato perduto. Si tratta di un giovane atleta che, in posa rilassata, si asciuga il corpo sudato dopo aver gareggiato. La cosa che mi è sempre piaciuta di questa statua è che non siamo di fronte ad un eroe vittorioso, fiero dell’impresa compiuta. Si tratta si un atleta qualunque, immortalato in un gesto comune sia al vincitore che allo sconfitto.

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Il Cortile Ottagono

Il Cortile Ottagono fu progettato da Bramante. Chiamato in passato Cortile delle Statue, fu il nucleo iniziale delle collezioni pontificie. Oltre a mirabili sarcofagi e alle maschere teatrali di Villa Adriana, si trovano qui  fin dal XVI secolo due inestimabili e celeberrime statue, il Laooconte e l’Apollo del Belvedere.

L’Apollo del Belvedere è una copia romana, l’unica rimasta, dell’originale greco in bronzo. Era una statua celebre già ai suoi tempi, tanto che ne esistevano centinaia di copie. I greci e i romani infatti lo consideravano l’ideale di bellezza maschile. Il dio Apollo è rappresentato mentre ha appena scagliato una freccia con l’arco, che presumibilmente  teneva nella mano sinistra.

La statua del  Laooconte fu ritrovata in una vigna sull’Esquilino. Anche Michelangelo partecipò al suo scavo, restandone profondamente colpito. Avere davanti un’opera studiata sui libri di scuola mi ha sempre emozionato parecchio, e questa è a dir poco sconvolgente nella sua tragicità. Laooconte era un sacerdote troiano che fu ucciso insieme ai suoi figli da due serpenti marini. Perché tanta crudeltà? Perché aveva intuito l’inganno del cavallo di legno. La dea Atena, protettrice dei greci, per impedirgli di mettere in guardia i troiani lo fece stritolare da questi orribili mostri marini. La drammatica disperazione di quest’uomo, che cerca inutilmente con tutte le forze di liberarsi per salvare i figli dalle spire mortali dei serpenti, è così toccante che viene voglia di aiutarlo e strapparglieli di dosso!

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Nella Sala degli Animali sembra quasi di essere in uno zoo di pietra, con rappresentazioni a volte realistiche a volte fantasiose di animali comuni o esotici.

Si prosegue poi con  la Galleria delle Statue (non mancate l’Apollo Sauroktonos, copia di un originale di Prassitele), la Sala dei Busti, la Sala delle Maschere, la Sala delle Muse (con il celebre Torso del Belvedere) e la Sala Rotonda. Questa sala settecentesca ha una cupola di 21 metri che ricalca quella del Pantheon. Al centro si trova un’enorme vasca in porfido proveniente dalla Domus Aurea, la residenza dell’imperatore Nerone. I mosaici pavimentali, del III secolo d.C., vengono invece dalle terme di Otricoli e Sacrofano. IogiroeRigiro

 

 

Le Gallerie

Le gallerie dei Musei Vaticani coprono una distanza complessiva di circa sette chilometri. I soffitti sono di una bellezza incredibile, così luminosi e dorati che risplendono! Sono spazi espositivi straordinari, che si percorrono più o meno velocemente a seconda dei propri gusti. Per esempio io non mi sono mai soffermata troppo nella Galleria degli Arazzi, mentre adoro indugiare nella Galleria delle Carte Geografiche!

Probabilmente è un mio limite, ma non amo gli arazzi, con la loro pesantezza e i soggetti spesso lugubri. Quelli che si trovano qui sono comunque dei capolavori, quindi prendetevi il Vostro tempo per ammirarli. Sulla base di cartoni disegnati da Raffaello e dai suoi allievi, questi arazzi vennero realizzati a Bruxelles dai  maestri fiamminghi. Vi si raccontano episodi della vita di Gesù e del Vangelo. Dalle finestre del lato destro si possono scorgere i Giardini Vaticani, di cui Vi parlerò più avanti.

 

Percorrere la Galleria delle Carte Geografiche è come fare un viaggio di 120 metri attraverso l’Italia. Ci si muove attraverso il territorio nazionale da est a ovest e da sud a nord. La cosa che viene spontanea un po’ a tutti è mettersi alla ricerca di luoghi conosciuti o magari del proprio paese d’origine. Ci sono in totale quaranta carte delle regioni italiane e dell’Italia, dei porti e delle città. Pare che papa Gregorio XIII avesse ideato questa galleria proprio per poter passeggiare attraverso l’Italia senza mai uscire dai palazzi apostolici! E’ sorprendente  non solo la conoscenza geografica dell’epoca, ma, come ho letto non ricordo dove, anche il concetto di unità politica e culturale dell’Italia. Non dobbiamo dimenticare infatti che questi affreschi furono realizzati tra il 1581 e il 1583! 

La Galleria dei Candelabri, lunga 80 metri, in origine era una loggia aperta su entrambi i lati.  Coppie di colonne doriche e monumentali candelabri in marmo bianco la dividono in sei campate. I candelabri che danno il nome alla galleria sono originari di Otricoli. Il pavimento non passa inosservato: è composto da marmi rinvenuti presso il porto mercantile sul Tevere. Al centro, protetto da transenne, c’è il prezioso stemma di Papa Leone XIII Pecci, intarsiato con lapislazzuli orientali. Molti dei reperti esposti in questa galleria provengono dagli scavi di Tor Marancia, dove ai primi dell’800  furono ritrovate le rovine di due ville romane.

 

Le Stanze di Raffaello

Sono forse le stanze più famose del mondo, che il Maestro del Rinascimento italiano realizzò tra il 1508 e il 1524, all’età di soli 25 anni. Giulio II della Rovere commissionò a Raffaello e suoi allievi gli affreschi di queste quattro stanze, che erano parte del suo appartamento privato al secondo piano del Palazzo pontificio.  Il Papa infatti non voleva abitare nell’appartamento Borgia, poiché ad Alessandro VI Borgia erano attribuite nefandezze di ogni genere. Avendo seguito la serie tv “I Borgia” e letto più di un libro in merito, come potergli dare torto?

La stanza dell’Incendio di Borgo era la sala da pranzo di Giulio II, dove riceveva i suoi collaboratori più intimi. Vi sono rappresentati l’incendio di borgo Pio, che Papa Leone arrestò con il segno della croce, lo sbarco dei saraceni ad Ostia, fermati dall’intervento papale e l’incoronazione di Carlo Magno in San Pietro.

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Nella stanza della Segnatura c’era la biblioteca del Papa. Qui c’è l’affresco più noto, La Scuola di Atene, con i grandi spiriti dell’antichità: Platone, Aristotele, Eraclito, Diogene, Pitagora ….  Molti di questi personaggi hanno le sembianze di artisti contemporanei. Per esempio, Eraclito ha l’aspetto di Michelangelo. C’è anche un autoritratto di Raffaello: il personaggio con il berretto nero all’estrema destra del murale. Sulle altre pareti sono rappresentati il Parnaso, con Apollo, le muse e i poeti, la Disputa del SS Sacramento e le Virtù Cardinali e Teologali.

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La sala di Eliodoro era la sala delle udienze, dove Giulio II riceveva i rappresentanti dei sovrani italiani e stranieri. Gli episodi che Raffaello dipinse su queste pareti rappresentano gli interventi di Dio in aiuto degli uomini. La scena di Eliodoro ricorda la cacciata dal tempio di Gerusalemme del ladro sacrilego (Eliodoro appunto), messo in fuga dagli angeli mandati da Dio. Anche la Liberazione di San Pietro dal Carcere, tra gli affreschi più celebri di Raffaello, si trova in questa stanza. Di notte un angelo,  avvolto dalla luce divina, libera  San Pietro dalla prigione in cui lo tenevano gli ebrei per impedirgli di diffondere il cristianesimo. Una curiosità? Per la prima volta nella storia dell’arte in questo affresco appare una notte di luna.

 

Sempre in questa sala, Raffaello dipinse la corte papale di Leone X che ferma l’avanzata di Attila e il Miracolo di Bolsena.

La stanza più grande è  la cosiddetta sala di Costantino, dove sono rappresentate le vicende del primo imperatore cristiano e della mitica battaglia di Ponte Milvio. Questa sala era destinata ai ricevimenti ufficiali. Purtroppo Raffaello morì ad appena trentasette anni, ma fece in tempo a lasciare ai suoi allievi i disegni per portare a termini i lavori di questa sala. Considerando che già a vent’anni Raffaello era famosissimo e richiesto da tutti i più grandi committenti, mi chiedo di quanti capolavori ci abbia privato la sua morte. Quante meraviglie avrebbe potuto lasciarci ancora? 

 

La Cappella Sistina

La Cappella Sistina è lunga 40 metri, larga  14 e alta 21. Prende il nome da Papa Sisto IV della Rovere, che la volle esattamente così, uguale alle dimensioni del Tempio di Gerusalemme, distrutto dai romani. Anche se tutti l’abbiamo vista più volte sui libri e in tv, sfido chiunque a non restare sinceramente meravigliati di fronte a questi 2.500 metri quadrati di affreschi. Qui troviamo il Perugino, Botticelli, Ghirlandaio e soprattutto l’immenso Michelangelo, sulla volta con le storie dell’antico testamento e sulla parete di fondo con il Giudizio Universale. Praticamente un manuale di storia dell’arte italiana! Ci sono le storie della Genesi, la nascita del mondo e la sua fine,  i profeti, gli episodi dell’antico e del nuovo testamento…. un immenso catechismo a parete! 

I lavori nella Cappella Sistina iniziarono nel 1482. Sisto IV commissionò ai più grandi pittori dell’epoca di rappresentare le storie di Mosè e di Gesù, nelle pareti sud e nord. La volta era stata decorata semplicemente con un cielo stellato. A causa di una enorme crepa che si creò anni dopo, Giulio II della Rovere chiamò Michelangelo per ridipingere la volta.  Michelangelo, che si considerava più uno scultore che un pittore, accettò con riluttanza. Così dal 1508 al 1512  dipinse la volta e lo fece da solo, sdraiato sui ponteggi.

Al centro della volta ci sono nove episodi della Genesi, con la famosa creazione di Adamo, al quale viene infusa la vita dal tocco delle dita di Dio. Tutto intorno una serie di profeti e sibille su troni monumentali, mentre nelle vele e nelle lunette sono raffigurati gli antenati di Cristo.

Dopo più di trent’anni, Paolo III Farnese richiamò Michelangelo a completare la Cappella Sistina. Il Papa voleva infatti sulla parete di fondo il tema dell’Apocalisse. Michelangelo dipinse il Giudizio Universale tra il 1536 e il 1541, quando aveva più di sessant’anni. La potenza della rappresentazione, che cita l’Inferno dantesco, è tutta nel gesto di Cristo al centro. Con il solo movimento del braccio destro, Egli provoca da un lato un movimento ascensionale che salva i risorti, dall’altro un moto verso il basso che condanna i dannati all’Inferno. L’opera destò grande scalpore all’epoca, tanto che, dopo la morte di Michelangelo, un suo allievo fu chiamato per coprire le nudità dei personaggi, meritandosi l’appellativo di Braghettone. 

All’interno della Cappella Sistina non si possono fare foto, anche perché con 25.000 visitatori al giorno (in era pre-Covid)  la priorità è preservare gli affreschi per un tempo più lungo possibile! 

La Pinacoteca

La Pinacoteca fu inaugurata nel 1932. Vi trovarono posto, finalmente, tutte le pitture che nel corso dei secoli erano state continuamente spostate all’interno dei palazzi pontifici, in attesa di una posizione consona. Visitando la Pinacoteca si fa un viaggio temporale nella storia della pittura mondiale, con opere che vanno dal XII al XIX secolo.

La preziosa collezione comprende opere di Giotto, Beato Angelico, Veronese, Tiziano,  Perugino, Leonardo, Domenichino, Caravaggio …. e anche il mio amatissimo Melozzo da Forlì. So che è meno noto, ma dovete sapere che la prima volta che visitai i Musei Vaticani restai folgorata dai suoi musici e tenni per tantissimi anni la riproduzione di uno di essi accanto al mio letto. Nella mia fantasia, questo angelo musicante mi suonava una ninna-nanna proteggendo i miei sogni.   

Melozzo da Forlì a parte, tra tanti capolavori dal valore inestimabile spiccano il Polittico Stefaneschi di Giotto, la Trasfigurazione, l’ultima opera di Raffaello, la Deposizione di Cristo di Caravaggio e il San Girolamo di Leonardo. 

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Collezione d’arte contemporanea

Nel 1973 si inaugurò questa collezione di opere del XIX e XX secolo. Il percorso espositivo si snoda dall’appartamento Borgia fino alla cappella Sistina. Fanno parte della collezione opere di scultura, pittura e arti grafiche, donate ai Musei Vaticani dagli stessi artisti o da collezionisti privati. Tra gli artisti più noti ci sono Van Gogh, Carrà, Chagall, Bacon e Matisse, al quale è dedicata una intera sala. Nella sala Matisse, in assoluto uno dei miei artisti preferiti, sono in mostra i cartoni preparatori per la sua unica produzione sacra: la Cappella del Rosario di Vence, in Provenza. 

 

Dei Musei Vaticani fanno parte anche il Museo delle Carrozze, il Museo Etrusco, il Museo Egizio, il Museo Etnografico (con ben 80.000 pezzi)….  si dovrebbe restare qui per un giorno intero, e forse non sarebbe nemmeno sufficiente per visitarli tutti!

Per uscire si scende la straordinaria Scala Elicoidale, che in passato era l’entrata, realizzata da Giuseppe Momo nel 1929. La particolarità di questa scala consiste in una doppia rampa elicoidale, che permette  ai visitatori in  entrata e quelli in uscita di proseguire il cammino nelle due direzioni senza incontrarsi mai. Il celebre architetto Frank Lloyd Wright la riprese nella realizzazione del Museo Guggenheim di New York.

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I Musei Vaticani ai tempi del Covid-19

A causa della pandemia in corso, le visite sono impostate secondo precisi criteri. Dal 01 Febbraio 2021 gli orari di apertura vanno dalle ore 8.30 alle ore 18.30 dal lunedì al sabato, con ultimo ingresso alle ore 16.30 (l’uscita dai settori museali ed espositivi inizia alle ore 18.00). Purtroppo sono sospese le aperture straordinarie gratuite dell’ultima domenica del mese.

In questo periodo la prenotazione è gratuita, e si deve obbligatoriamente prenotare la visita attraverso il portale ufficiale tickets.museivaticani.va.

Gli accessi sono contingentati, quindi fate in fretta a prenotare la visita, perché si rischia di non trovare orari disponibili. In fase di prenotazione infatti bisogna scegliere l’orario preferito tra quelli rimasti liberi, organizzati su fasce di ingresso di 30 minuti ciascuna. Per le visite guidate bisogna presentarsi 15 minuti prima dell’orario previsto. E’ richiesta la massima puntualità: se si perde la fascia prescelta di 30 minuti, il personale dei Musei può negare l’accesso e si rischia anche di non avere un rimborso!

Naturalmente è obbligatorio l’uso di una mascherina a copertura di naso e bocca, da tenere per tutta la durata della visita. E’ obbligatorio anche il controllo della temperatura: chi ha più di 37,5° non può accedere ai Musei Vaticani. 

Le audioguide si possono noleggiare in loco o in fase di prenotazione ed è garantita una scrupolosa igienizzazione. Dal 01 Febbraio 2021 l’ unico punto ristoro è il Bistrot nel cortile della Pigna, ma ci si può rifornire di bibite e snack tramite i distribuiti automatici distribuiti lungo il percorso. 

E infine una raccomandazione: coprite spalle e gambe, perchè non è possibile entrare con abiti succinti.

 

 

 

Macchiagrande

Macchiagrande: un’oasi (WWF) di pace

Quanta voglia di passeggiare in mezzo alla natura dopo mesi chiusi in casa, in totale stallo? Non so voi, ma io appena ho avuto la possibilità sono uscita e ho camminato tantissimo, senza sapere bene dove andare… quasi come Forrest Gump, quando per anni attraversa gli Stati Uniti, solo che lui correva!

Macchiagrande

Il mio desiderio era di stare all’aperto, muovermi, respirare aria fresca, riassaporare le cose semplici come appunto passeggiare, leggere un libro sulla spiaggia, ammirare un tramonto, annusare il profumo dei fiori che nel frattempo avevano invaso ogni angolo… La primavera è esplosa all’improvviso, senza che ce ne potessimo accorgere!

Macchiagrande

Tra le prime cose che ho fatto appena finito ufficialmente il lockdown, c’è stata la visita all’Oasi WWF di Macchiagrande, che si trova a dieci minuti da casa mia e più precisamente a Fregene. Per chi vive a Roma, o si trova in città, raggiungere Fregene è facilissimo, e si può abbinare questa escursione ad una bella giornata al mare (con pranzo a base di pesce d’obbligo)!

L’Oasi di Macchiagrande si estende su 280 ettari, e rappresenta un notevole esempio di conservazione della macchia mediterranea e dell’ambiente costiero laziale. Vi consiglio di arrivare presto come ho fatto io, così da visitare l’Oasi indisturbati, specialmente se si vuole vedere qualche animale nel suo ambiente naturale. Si sa, con tanta gente in giro gli animali preferiscono restarsene in disparte in santa pace! Ma che specie animali si possono osservare nell’Oasi?

Cosa vedere nell’Oasi di Macchiagrande?

Naturalmente la natura è protagonista. L’ambiente è principalmente caratterizzato da vegetazione mediterranea, con i tipici arbusti della macchia, piante proprie della zona dunale e  una vera e propria foresta, con leccio, pioppo bianco e pioppo nero, lentisco, ginepro, frassino, olmo,  piante aromatiche….

Grazie a falde idriche superficiali,  qui è ancora presente quello che sta diventando una rarità sul litorale tirrenico: il bosco umido. Nel bosco umido, caratterizzato da una maggiore quantità d’acqua nel suolo,  si formano delle vere e proprie piscine temporanee.

MacchiagrandeMacchiagrande

In questo ambiente vivono volpi, daini, istrici, testuggini, tassi e donnole, ma anche diverse specie di rettili. Dall’osservatorio che dà sulle piscine naturali, se si ha un po’ di pazienza e di fortuna, a seconda del periodo dell’anno, si possono osservare tantissime specie di uccelli, sia sedentari che migratori, tra cui aironi, cormorani, anatre, garzette, limicoli… non dimenticate il binocolo, vi sarà utile durante gli appostamenti!

Anche gli insetti tipici della zona mediterranea sono moltissimi, spiccano le libellule e una gran varietà di coloratissime farfalle!

Macchiagrande

Addentrarsi nei sentieri dell’Oasi è stato veramente terapeutico, un riconnettersi con la natura ritrovando tutta la sua magia e la sua semplice perfezione. Conoscere e vedere più da vicino l’ambiente che ci circonda è importante anche per imparare ad amarlo e rispettarlo, aiutando chi se ne prende cura perché possa sopravvivere. Quindi sosteniamo il grande lavoro del WWF visitando le sue Oasi!

Macchiagrande

Raggiungere Macchiagrande

L’Oasi di Macchiagrande si trova a Fregene, a pochi chilometri da Roma e vicinissimo all’aeroporto di Fiumicino. L’entrata e la biglietteria si trovano   all’entrata di  Fregene Sud, all’angolo tra Via della Veneziana e Via Castellammare.

L’Oasi è aperta da Febbraio a Novembre tutti i Sabato e Domenica dalle ore 10:00 alle 18:00 (attenzione: la biglietteria però chiude alle 16:00). Per prenotazioni e informazioni potete contattare i numeri 320.9006992 o  06.6685487 dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 16:00, o l’indirizzo e-mail macchiagrande@wwf.it. L’ingresso costa 6 Euro ma gli iscritti WWF entrano gratis.

Non mancate di portarci anche i Vostri bambini, sarà davvero molto istruttivo!

Per altre informazioni sull’Oasi di Macchiagrande Vi rimando al sito ufficiale del WWF   …. e ciao a tutti dalla Vostra novella Bird watcher!

Centrale Montemartini

Centrale Montemartini, da centrale elettrica a polo espositivo

A Roma, sulla via Ostiense, c’è uno stupefacente esempio di come sia possibile trasformare il rudere di un vecchio impianto industriale in un moderno spazio espositivo: la Centrale Montemartini.

Centrale Montemartini

La Centrale Montemartini fu il primo impianto pubblico a Roma per la produzione di energia elettrica. Venne inaugurata nel 1912 e funzionava grazie a turbine a vapore con relative caldaie e motori diesel.

Fu dismessa a metà degli anni ’60 e praticamente abbandonata fino al 1980, quando si decise di ristrutturarla completamente. Così lo storico impianto è tornato a nuova vita: la Sala Macchine e la Sala delle Caldaie, con i relativi ambienti sotterranei, sono stati convertiti in Museo d’arte industriale e di archeologia classica.

La storia del Museo è ufficialmente iniziata nel 1997, con la mostra “Le macchine e gli Dei”, una selezione di opere dal Palazzo dei Conservatori, chiuso per restauro. Il successo fu tale che la mostra divenne permanente, con l’ampliamento degli spazi espositivi e l’aggiunta negli anni di nuove opere da ammirare e riscoprire.

Ciò che rende unica la Centrale Montemartini, oltre al mirabile lavoro di ristrutturazione, è la straordinaria compresenza di antico e moderno, dove il bianco del marmo è esaltato dai toni scuri delle attrezzature industriali.

Accanto ai vecchi macchinari si stagliano capolavori d’arte classica, recuperati durante gli scavi di Roma realizzati alla fine del 1800 e durante il ventennio fascista, quando il centro città fu letteralmente sventrato per far spazio ai nuovi progetti urbanistici.

Alcuni dei reperti esposti sono invece stati salvati dal provvidenziale intervento dei Carabinieri, mentre erano già imballati per raggiungere illegalmente vari compratori nel mondo.

Il percorso espositivo della  Centrale Montemartini segue una linea temporale ben precisa, con opere che vanno dalla Roma repubblicana fino al IV secolo d.C.. Questi capolavori sono ospitati in quattro ambienti principali, che hanno mantenuto il nome dell’originaria funzione; così abbiamo la Sala delle Colonne, la Sala delle Caldaie, la Sala delle Caldaie 2 e la Sala Macchine.

Sala Colonne

La sala delle Colonne, al pian terreno, prende il nome dagli imponenti pilastri presenti, che servivano a sorreggere il peso delle caldaie poste al piano superiore. Si accede a questa sala attraverso una galleria di ritratti in marmo, tutti di epoca repubblicana.

Qui sono testimoniati i trionfi militari, lo sviluppo di Roma e anche l’amore dei Romani per gli oggetti considerati di lusso, adottati dopo le conquiste di Grecia e Oriente.

Trovano spazio anche diversi sarcofagi e reperti di arte funeraria, che per gli antichi Romani aveva grande importanza.

Sala Caldaie

Come è facile immaginare, questa sala prende il nome dalla grande caldaia a vapore del 1950 qui conservata.

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Tutte i reperti archeologici sono esposti intorno a un grande mosaico con scene di caccia, proveniente dagli Horti Liciniani, una ricca dimora di età imperiale. Chissà quanti artigiani avranno lavorato alla sua realizzazione! E chissà quanti piedi avranno calpestato queste piccole tessere colorate!

Tra i tanti capolavori, soffermatevi sulla statua della ragazza che appoggia il mento sulla mano avvolta da uno scialle, e ammirate la perfezione delle pieghe della stoffa: sembra quasi un velo trasparente, attraverso il quale si intravede la mano.

Sala Caldaie 2

Questa sala, atipica rispetto alle altre, ospita tre sontuosi vagoni del treno di papa Pio IX, del 1858: il vagone del trono, il vagone delle benedizioni e il vagone della cappella.

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Sala Macchine

Due enormi motori diesel del 1933, insieme a una turbina del 1915, danno il nome a questa sala, occupandone il centro.

Le dimensioni colossali di questi macchinari, completamente restaurati, offrono uno scenario decisamente insolito per i resti architettonici del centro monumentale di Roma. Tra questi, il frontone del tempio di Apollo Sosiano e gruppi statuari provenienti dai templi di Largo Argentina e del teatro di Pompeo.

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Centrale Montemartini: orari, biglietti e Mic Card

La Centrale Montemartini è aperta dal Martedì alla Domenica dalle 09.00 alle 19.00, ma la biglietteria chiude mezz’ora prima. Il costo del biglietto è di 11 euro (10 euro ridotto). Presentando un documento che attesti la residenza nel territorio di Roma Capitale, il costo del biglietto scende a 10 euro (9 euro ridotto).

Se invece siete titolari di una Mic Card (udite, udite) l’ingresso è completamente gratuito, ma non solo qui: in tutti i Musei Civici di Roma! Non è una notizia fantastica? La Mic Card è una speciale carta che al costo di 5 euro annui permette a tutti i residenti (anche temporaneamente) nell’area metropolitana di Roma di:

  • accedere in modo gratuito e illimitato ai 19 musei civici
  • accedere gratuitamente a 25 siti archeologici della città
  • partecipare a visite guidate gratuite con i curatori, grazie al programma aMICi
  • accedere direttamente al museo, senza file
  • accedere gratuitamente e direttamente agli eventi speciali come Notte dei Musei e Musei in Musica
  • avere uno sconto del 10% nelle caffetterie e nei bookshop dei Musei

La Mic Card si può acquistare online, oppure in tutti i Musei Civici e nei Tourist Infopoint di Termini, Minghetti, Fori Imperiali, Castel Sant’Angelo, Ciampino e Fiumicino aeroporto.

La Centrale Montemartini è stato quindi il primo museo che ho visitato quest’anno utilizzando questa carta, ma ho intenzione, da qui al prossimo Dicembre, di visitarne molti altri. E naturalmente ve lo racconterò qui sul blog!

 

 

 

 

Chianti

Una pausa nel Chianti (shire)

Capita di essere stanchi. E io ero stanca. Talmente stanca da desiderare con tutte le mie forze  di allontanarmi da tutto e tutti. Dopo un periodo di grandi cambiamenti, e importanti prove da superare, che mi avevano fatto sentire sopraffatta, sognavo di ritirarmi per un po’ in un’oasi di pace. Chiudevo gli occhi e immaginavo campi di girasoli, file di cipressi, dolci colline, vigneti e poderi in pietra…. praticamente sognavo la Toscana, così come appare nelle famose cartoline.

Chiantishire

Ma non una zona qualunque della Toscana! Sognavo di ritirarmi, come gli inglesi e gli americani, in quella zona meravigliosa racchiusa tra Firenze e Siena: il Chianti, soprannominato Chiantishire da quando si è rifugiato  qui  un gran numero di cittadini di lingua inglese.

Il ‘Chiantishire’ incarna perfettamente l’immagine della Toscana, e in effetti dell’Italia stessa: cittadine incantevoli dove il tempo sembra essersi fermato,  campagna mozzafiato con panorami unici al mondo, arte e cultura, cibo superbo e vino da degustare passando da una cantina all’altra!

Senza pensarci troppo su, ho trovato il posto perfetto per me e in due minuti (giuro due!) ho preparato una borsa leggera, il  tappetino da yoga, e sono partita per il mio meritato relax!

Chianti
La vista su Monteriggioni da Borgo de’ Brandi

Borgo de Brandi, completamente immerso nella campagna di fronte a Monteriggioni, è stato la mia casa per qualche giorno. Un soggiorno perfetto, all’insegna del relax, tra il profumo degli ulivi e delle torte fatte in casa!

Chiantishire

E’ stato rigenerante trascorrere delle ore tranquille in piscina, circondata da piante di lavanda con le colline senesi a fare da sfondo. Ho passeggiato e pedalato lungo la Via Francigena, che passa proprio qui, e che per secoli è stata percorsa da viandanti, soldati e pellegrini da tutta Europa verso Roma. Cercavo relax e tranquillità, ho trovato un nido accogliente e pacifico.

Chianti

Lontana dalla frenesia di tutti i giorni, ho riscoperto la lentezza del vivere senza orari o scadenze da rispettare, e finalmente ho potuto dedicarmi del tempo prezioso. Perchè no, non è affatto facile trovare del tempo per coccolarsi un po’!

Una volta ricaricata di tutta l’energia necessaria, sono andata alla scoperta dei dintorni. Non sapendo decidermi su cosa visitare, mi sono lasciata guidare dall’istinto, senza scegliere un posto piuttosto che un altro (chè mi sembrava di fare un torto a questi luoghi, escludendoli a priori).

Chianti

La regione del Chianti offre una quantità sorprendente di itinerari da seguire! Ci sono infatti percorsi enogastronomici, tra pietanze tipiche e degustazioni di vini (il Chianti è anche un famoso vino italiano, dal sapore e gusto unico!), così come percorsi artistici e culturali che si snodano tra borghi e città d’arte.

Monteriggioni

La prima tappa del mio tour è stata ovviamente Monteriggioni, chiusa all’interno delle sue mura secolari. E’ un piccolo borgo medievale, citato perfino da Dante Alighieri nella “Divina Commedia”, per la spettacolarità della sua cinta muraria lunga 560 metri, che comprende 14 torri a pianta rettangolare.

L’aspetto che Monteriggioni ha oggi è essenzialmente quello che aveva nel medioevo, visto che ha subito pochissime modifiche.

Chianti

Dopo aver esplorato le mura e la piccola chiesa di Santa Maria, del XIII secolo, nella bella piazza centrale, piazza Roma,  sono rimasta per un po’  a bere un aperitivo e a godermi il calore del sole.

Ogni anno a Luglio qui si svolge una festa speciale: una rievocazione medievale, con duelli tra cavalieri, spettacoli musicali, cantastorie…. tutti in costume, per tornare indietro nella storia. La cosa incredibile è che si possono addirittura cambiare gli euro in monete medievali, con cui fare shopping nelle botteghe dentro le mura!

Chianti

San Gimignano

Sempre senza programmi precisi, ho lasciato che la strada che si snoda in mezzo alla campagna senese mi portasse fino a San Gimignano, nota come la città delle torri.

Chianti

In origine le torri presenti in città erano ben 72, edificate tra il XII e il XIV secolo dalle famiglie più ricche, nel tentativo di superarsi in prestigio e importanza, una sorta di “la mia torre è più grande della tua”. Oggi ne restano 13, che definiscono il profilo di San Gimignano in modo inconfondibile e ne fanno una tra le città più visitate della Toscana.

Chianti

San Gimignano si gira tutta a piedi, l’auto va lasciata nei numerosi (e tutti vicinissimi) parcheggi che circondano la città. Le strade sono quelle tipiche delle cittadine medievali toscane, con salite e discese che seguono il terreno collinare.

Tra negozi di artigianato tipico locale, souvenir, prodotti gastronomici, enoteche, caffè e ristorantini ho girovagato senza una meta precisa, godendomi la perfetta architettura medievale che ha reso il centro storico di San Gimignano patrimonio UNESCO.

Il centro di San Gimignano è Piazza del Duomo, sulla quale si affacciano  il Duomo, il Palazzo del Podestà, la Loggia del Comune, le torri dei Salvucci, torre Chigi e torre Grossa. Qui si riversano tutti i turisti, che sono davvero tantissimi (anche troppi, a dir la verità) nelle ore centrali della giornata.

Ma l’architettura medievale non  è l’unico pregio di San Gimignano: nel Duomo e  nella chiesa di Sant’Agostino si possono ammirare affreschi di Benozzo Gozzoli, del Ghirlandaio e del Pollaiolo, e un bel pavimento in maiolica di Andrea della Robbia. 

Chianti

Dopo aver gironzolato in mezzo a centinaia di turisti attirati come me dalla bellezza di questi luoghi, sotto un sole decisamente caldo, mi sono concessa la merenda perfetta: un bel gelato nella gelateria Dondoli, in Piazza della Cisterna. La fila era impegnativa, perchè qui si produce un gelato noto in tutto il mondo, che ha ricevuto riconoscimenti e premi ovunque, ma vi assicuro che ogni  minuto di attesa è stato ben ripagato! Segnatevi l’indirizzo, mi raccomando!

Siena

Il mio soggiorno nel Chiantishire si è concluso  con una breve (troppo breve)  tappa a Siena. Dulcis in fundo, mi viene da dire!

Siena è una di quelle città italiane che ti fanno venir voglia di viverci, per l’atmosfera vibrante e la sua teatrale bellezza.

Chianti

Pur non essendo celebre come Firenze, che attira su di sè la maggior parte delle attenzioni, Siena è un concentrato di arte e storia medievale e rappresenta una spettacolare alternativa al capoluogo toscano. Racchiusa nella sua cinta di mura, ha mantenuto fino ad oggi il suo mirabile aspetto trecentesco, grazie ad un fortissimo senso di fedeltà verso il passato, sentito dai suoi cittadini come un valore assolutamente irrinunciabile.

Chianti

Con l’intento di arrivare prima possibile nel cuore della città, l’universalmente nota Piazza del Campo, ho raggiunto quasi involontariamente una delle meraviglie senesi: il Duomo, che con la sua mole marmorea bianca e nera domina fin dal XII secolo l’omonima piazza.

Chianti

Straordinario esempio di architettura romanica-gotica, il Duomo ha una facciata riccamente decorata, movimentata da archi, sculture, loggette e cuspidi. Il campanile, anch’esso a fasce bianche e nere, è alleggerito nella struttura da sei ordini di finestre di grandezza crescente verso l’alto. Ma è all’interno che la maestosità del Duomo rapisce gli occhi del visitatore accompagnandoli in un viaggio unico nell’arte italiana! Infatti percorrendo le navate si incontrano opere di Bernini, Duccio di Buoninsegna, Nicola Pisano, Pinturicchio, Donatello e Michelangelo! Da non perdere anche la Libreria Piccolomini, all’estremità della navata sinistra: un’isola rinascimentale voluta dal futuro papa Pio II per conservare la biblioteca dei Piccolomini.

ChaintiChianti

In pochi minuti, passeggiando piacevolmente per il labirinto di stradine del centro storico, ecco che seminascosta dagli edifici che la circondano, mi si apre improvvisamente davanti la spettacolare Piazza del Campo, o semplicemente Il Campo, come dicono qui.

Chianti

Solo stando qui si può veramente capire perchè sia tra le piazze più famose e belle d‘Italia. Il Campo toglie letteralmente il fiato!

Chianti

Architettonicamente Piazza del Campo ha la forma di una conchiglia, ed è pavimentata con 1347 caratteristici mattoni rossi, divisi in nove settori da una striscia di pietra grigia. I nove settori alludono al Consiglio dei Nove, la forma di governo che nel XIV secolo diede il via alla costruzione della piazza, e convergono verso il Palazzo Pubblico e la Torre del Mangia. La Torre domina il Campo e offre una vista spettacolare sulla piazza e sulla città …. se si ha la forza di salire i suoi 503 scalini!

Chianti

Se si capita poi nella giornata giusta, si può incappare nella festa di una delle 17 contrade senesi e partecipare ai festeggiamenti. E’ stata un’esperienza unica trovarsi nel mezzo della festa dell’Onda, e rendersi conto di quanto sia grande il senso di appartenenza dei suoi sostenitori.

Chianti

Ogni anno il 2 Luglio e il 16 Agosto il Campo diventa la sede dello spettacolare Palio di Siena, al quale partecipano  dieci contrade a turno. L’origine del Palio ha origini medioevali e, a differenza di tutti gli altri tornei e giostre, fu istituzionalizzato dalla famiglia Medici e da allora viene riproposto con grandissimo successo di pubblico.

Tutte le notizie, le statistiche, la storia e le curiosità sul Palio le trovate cliccando qui.

Chianti

Dopo una cena gustosissima con chili di panzanella e litri di Chianti, è arrivato il momento di tornare a casa e alla routine di tutti i giorni.

La prossima volta che tornerò nella zona del Chianti approfondirò la conoscenza di questi luoghi. Ma intanto ho fissato nell’anima e nel cuore immagini pazzesche di un territorio unico per bellezza, storia e tradizioni.

Necropoli di Porto

La Necropoli di Porto

Tutti conoscono Fiumicino per la presenza dell’aeroporto e per la moltitudine di ristoranti di pesce…. ma non tutti sanno che sul suo territorio ci sono resti archeologici di notevole importanza, come quello di cui voglio parlarvi: la Necropoli di Porto. 

Si, lo so, probabilmente non ne avete mai sentito parlare e credo che molti abitanti di Fiumicino ne ignorino addirittura l’esistenza! Eppure proprio a due passi da casa (io ci vivo a Fiumicino, forse non ve l’ho ancora detto) c’è questo meraviglioso sito archeologico, che si è incredibilmente preservato grazie all’insabbiamento del Porto di Claudio (un altro sito archeologico del comune di Fiumicino di cui vi parlerò più avanti).

Come mai, vi chiederete, la Necropoli di Porto è semisconosciuta, se è così notevole? Purtroppo la vicinanza con Ostia Antica mette questo sito in secondo piano, e i turisti che visitano Roma hanno talmente tanto da vedere nella città eterna, che difficilmente se ne allontanano per scoprirne i dintorni. Inoltre, ci vorrebbe sicuramente una maggiore valorizzazione delle bellezze del nostro territorio, che pure ci sono, così da farle conoscere e amare.

Informazioni utili

Per visitare la Necropoli di Porto è necessario prenotarsi telefonando al numero 06 6583888. Io ho lasciato un messaggio in segreteria e sono stata richiamata per indicare la data in cui intendevo visitare la Necropoli. Il sito, gestito da volontari, apre solamente ad orari e giorni stabiliti, quindi è consigliabile prenotare.

Dal 2019 l’orario in vigore è il seguente:

  • giovedì, venerdì, sabato, prima e terza domenica del mese, dalle ore 10.00 alle ore 16.00.

La visita è completamente gratuita e, se siete fortunati, il simpatico guardiano vi farà da guida.

Non ci sono indicazioni per raggiungere la Necropoli, quindi sappiate che dovete percorrere via dell’Aeroporto di Fiumicino sino a Via Cima Cristallo e poi Via Pal Piccolo, fino a via Monte Spinoncia 52, dove si può parcheggiare.

La Necropoli di Porto

Questa Necropoli fu scoperta  nel 1925 grazie agli scavi per l’opera  di bonifica dell’Isola Sacra e da allora sono stati riportati alla luce più di 200 edifici funerari, databili tra il I e il IV secolo d.C.

La Necropoli nacque per rispondere all’esigenza di seppellire i defunti del vicino insediamento di Portus, nato poco dopo la creazione del porto di Claudio, che fu addirittura inaugurato da Nerone. Come voleva l’usanza degli antichi romani, le sepolture  si concentravano lungo i lati della via che collegava Porto ad Ostia (forse la via Flavia), addossandosi le une alle altre e formando dei gruppi intervallati  da piccoli sentieri.

Necropoli di PortoNecropoli di Porto

E’ incredibile quanto queste tombe siano rimaste così ben conservate nel corso dei secoli, considerando anche che, dopo la scoperta, sono state lasciate in balia delle intemperie! Ci sono mosaici, resti di affreschi e stucchi eccezionali.

Necropoli di Porto

Necropoli di Porto

Le tombe sono quasi tutte a camera quadrata, a uno o due livelli, con una recinzione davanti alla cella. Erano destinate ad intere famiglie, compresi liberti e schiavi. All’interno delle tombe ci sono nicchie ed edicole per le urne funerarie, e spazi destinati alle inumazioni.  Spesso le tombe venivano addirittura riutilizzate per nuove sepolture secoli dopo, a causa della mancanza di spazio. Terrazzi piatti o volte a botte coprivano le celle.

All’esterno, le facciate sono decorate da timpani e cornici, con rilievi in terracotta e iscrizioni funebri, che parlano dei defunti. Proprio grazie a queste iscrizioni, sappiamo che tutte le tombe della Necropoli  appartenevano a persone del ceto medio, come artigiani e commercianti, che lavoravano nei pressi di Portus.

Necropoli di Porto

Impressionanti sono le targhe commemorative che descrivono le attività dei defunti. Per esempio, c’è quella che rappresenta un’ostetrica che assiste al parto una donna sostenuta per le braccia da un’altra donna.

Oppure c’è quella del medico mentre opera, del commerciante di grano o del fabbro intento nel suo lavoro, con tutti i suoi strumenti in bella mostra. Tutte queste informazioni ci parlano di una società operosa, dedita al lavoro e alle occupazioni quotidiane, lontana dai fasti della Roma imperiale.

Ci sono anche alcune tombe appartenenti ad un ceto sociale più povero. Sono sparse negli spazi liberi tra una cella e l’altra, e sono le cosiddette tombe a cassone o alla cappuccina, anche se i più poveri seppellivano i propri defunti anche in semplici casse di legno, in anfore o anche solo nella nuda terra.

Adesso che conoscete l’esistenza di questo spettacolare sito archeologico, venite a visitarlo e ad ammirare con i vostri occhi la perfezione di questi resti di 2000 anni fa. Solo la crescita del numero dei visitatori può portare alla Necropoli di Porto l’attenzione che merita e spingere chi di dovere a meglio valorizzarla, pubblicizzarla e proteggerla.

Necropoli di Porto

Perciò se siete di passaggio a Fiumicino per prendere un aereo o avete prenotato un tavolo vista mare nel vostro ristorante di pesce preferito, ritagliatevi un’ora di tempo libero per la Necropoli di Porto … ne varrà la pena, ve l’assicuro!

 

 

 

 

 

Ninfa

Ninfa: giardini meravigliosi e dove trovarli

Sapevate che il giardino più bello e romantico del mondo si trova a poca distanza da Roma? Non ci credete? Sappiate che non è solo una mia opinione..... lo ha decretato niente meno che l'autorevole New York Times! Si tratta del Giardino di Ninfa, nel comune di Cisterna di Latina, vicino a Sermoneta.

Ninfa

Un po' di storia

La storia di questo giardino, che è una vera gioia per i sensi, è legata alle sorti alterne dell'antica città di Ninfa, della quale appunto prende il nome.

Ninfa

La città di Ninfa aveva origini romane, ma si trattava solo di un piccolo centro agricolo di nessuna importanza. La sua fortuna arrivò quando, nell'VIII secolo,  fu donata da Costantino V a papa Zaccaria, come ringraziamento per aver contrastato i Longobardi.

Ninfa

Proprio in quel periodo infatti, tutti i traffici commerciali si spostarono sulla via pedemontana che passava per Ninfa, poichè la via Appia era divenuta impraticabile a causa dell'avanzamento delle paludi. Grazie al pagamento dei pedaggi dovuti da chi intendeva percorrere quella strada, Ninfa divenne in breve tempo una città ricca e fiorente, tanto che nella sua chiesa principale fu addirittura eletto papa Alessandro III.

Ninfa

Nel corso dei secoli Ninfa fu saccheggiata e data alle fiamme da Federico Barbarossa, e appartenne agli Annibaldi e ai Colonna, fino a quando fu comprata dai Caetani. E proprio sotto i Caetani, Ninfa conobbe il suo periodo di massimo splendore: furono ampliate le mura e il castello, crebbero le botteghe artigiane e commerciali, furono costruite numerose chiese e mulini.

Ninfa

Ninfa

Purtroppo però nel 1369, in seguito ai contrasti tra il papa di Roma Urbano VI e il papa avignonese Clemente VII, la città di Ninfa fu posta sotto assedio e distrutta a colpi di piccone dalle città vicine. Da allora il declino fu inesorabile e Ninfa non fu mai più ricostruita.

Ninfa

Solo nel 1921 gli eredi dei  Caetani iniziarono il restauro del castello e vi portarono diverse specie botaniche reperite nei loro viaggi all'estero. Il clima si rivelò particolarmente favorevole grazie alla presenza  del fiume Ninfa, ma anche per la rupe di Norma, che impediva il passaggio delle nuvole più basse causando frequenti piogge. Da allora, sempre più piante sono state inserite nel contesto di questo meraviglioso giardino che ha assunto una struttura all'inglese.

Ninfa

Visitare il giardino di Ninfa

Per visitare il giardino è consigliabile acquistare il biglietto online, previa registrazione, sul sito della fondazione Caetani, che si occupa della sua cura e  conservazione.  Il costo è di 15 euro e i bambini sotto i 12 anni non pagano. Tenete presente che le entrate sono contingentate e ad orari fissi, quindi comprando  il biglietto in loco si potrebbe rischiare di trovare già tutto esaurito.

Ninfa

 

Non è possibile visitare il giardino da soli, ma si deve seguire un percorso preciso accompagnati da una guida che durante il tragitto spiega la storia del giardino e indica tutte le piante rare e particolari che si incontrano. La visita dura all'incirca un'ora.